Scuola di comunità - Considerazioni, domande e risposte sulla Giornata d'inizio anno.

1) Parlando della comunione come amicizia, si parla della "fatica di rendere carne l'ideale".   Perché questo sarebbe un sacrificio?

2) Noi sappiamo che l'appartenenza al mistero di Cristo, in cui crediamo, ci raggiunge attraverso la nostra compagnia, una realtà effimera, povera, ma segno di Dio, saltando la quale Cristo diventa un'astrazione, la Sua presenza si riduce ad una nostra immagine e ne esce annebbiata la nostra stessa identità.  Infatti  essa  è  legata  a  doppia  corda  con l'appartenenza che viviamo: "La vita dell' uomo consiste nell' affetto che principalmente lo domina" (san Tommaso)  Ma spesso, negli spazi della nostra vita personale, invece che partire da questa appartenenza, partiamo da noi stessi, dalle nostre immagini, dalle nostre esigenze e pensieri. Che cosa ci può aiutare ad alzare lo sguardo, per vivere nel quotidiano questa consapevolezza della nostra appartenenza?

3) Nella giornata d'inizio ci è stato detto che “dobbiamo alzare lo sguardo", perché dentro la negatività, che altrimenti ci soffocherebbe, si veda il valore”. Potremmo dire che è un metodo per affrontare tutto, e per non ridurre l'amicizia ad un intimismo pieno di pretese ma, al contrario, riprendere coscienza di ciò a cui siamo chiamati, che è la missione, e che non segue un nostro progetto, ma dipende dal fatto "che Dio ha scelto l'altro a fianco a me come ha scelto me".

4) Spesso confondiamo le due parole, 'comunione' e 'amicizia', e costruiamo l'amicizia. Ma il papa ha detto "Voi sapete costruire la comunione con l'amicizia". Cosa significa che la comunione coincide con l'amicizia? 

5) Questo è il nostro carisma: e il fatto che sia riconosciuto dalla Chiesa mi ha colpito molto riflettendo, quest'estate, quando mia sorella acquisita [1], che abita a Milano e che io desideravo molto incontrasse il movimento, mi ha chiesto al telefono: "Cosa vuol dire incontrare Gesù attraverso la faccia di qualcun altro?"

6) "Il respiro di un'amicizia autentica è quello di un orizzonte totale, e riverbera nell'umano la grande legge che Dio stabilisce per la vita, cioè la gratuità". Cosa significa? Che attraverso la vita di questa amicizia possiamo vedere la presenza di Dio?

7) Avere a cuore questa amicizia è avere a cuore anche me stessa, perché è la certezza da cui partire e che mi apre a tutto il resto, cambiando anche il modo con cui guardo le persone che incontro. Ma, a volte siamo intrappolati nelle circostanze o nelle cose da fare. Come far sì che questa apertura diventi effettivamente carne e respiro della vita?

8) "Nell'amicizia che dà forma alla comunione, amici sono coloro che, anche senza dirlo esplicitamente, sono una provocazione continua reciproca, per dirsi vicendevolmente qual è il centro della nostra affezione, in che cosa riponiamo la nostra speranza, vale a dire, se Cristo è il centro affettivo della vita". Questo mi ha messo in cuore il desiderio di non sprecare il mio tempo, soprattutto nel rapporto con le persone che incontro, a cui portare il dono che è stato fatto a me. Come mi devo disporre perché in un'amicizia il centro sia Gesù, e non le strategie per tenerli?

9) "Se il motivo per cui stiamo insieme non è la comunione donataci dall'incontro con Cristo, allora lo stare insieme si trasforma nel seguire una linea, scade in uno schematismo di idee, un discorso con il quale in genere si afferma di essere d'accordo, salvo poi scoprire che si è d'accordo fino a un certo punto". Puoi spiegarmelo?

10) E' Gesù che per primo ha detto: "Vi chiamo amici" Noi non ci siamo inventati nulla, anche rispetto alla nostra storia. E, se Dio ci chiama suoi amici, com'è che noi non viviamo lo stesso tipo di tenerezza verso la compagnia che ci è data? 
Gesù dice anche: "Vi dico queste cose perché la vostra gioia sia grande", è questo il fondamento della nostra amicizia, fuori da questo anche l'amicizia diventa banale.
Perciò non possiamo non gioire di ciò che Dio sta facendo accadere nella nostra storia: dovremmo guardare a quello che accade nel movimento con lo stesso stupore, gratitudine e attenzione che abbiamo di fronte a quel "Vi do la mia gioia".





[1]^  è la figlia di primo letto della nuova moglie di suo padre