Spesso il male di vivere ho incontrato

 


Spesso il male di vivere ho incontrato:[1]
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi [2] , fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza[3]: 
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato[4]


Eugenio Montale - Ossi di Seppia


Una mia lettura  
(piena di ragioni, che sfatano un po' il "Montale pessimista" ) 

[1]^ la percezione del male e lo stato d'animo dell'uomo di fronte ad esso, viene descritto, tramite le figure del rivo, della foglia riarsa, del cavallo caduto, come qualcosa che soffoca, asciuga, inaridisce, toglie il desiderio, fino a farci stramazzare a terra (basti pensare quando diciamo "sono a terra").

[2]^ Sta dicendo che il Bene non è una cosa di cui possiamo essere padroni, che possiamo trovare al mercato, è qualcosa da cercare, e lui l'ha cercato,  perché ciò che caratterizza l'esperienza è il capire una cosa, scoprirne il senso...

[3]^... ma non l'ha conosciuto (saputo) se non guardando qualcosa "altro da sé", un prodigio che chiama Indifferenza, ma scritta con la I maiuscola e connotandola come divina (è inspiegabile, ma è ineludibilmente dentro il nostro cuore) : come la statua, che resta dritta e si erge in mezzo, a differenza della nostra sonnolenza; come la nuvola, che non si cura di noi e sempre va dove deve andare; e ancor più come il falco che vola verso il cielo.  Sembrerebbero cose lontane da noi, indifferenti, in realtà sono un richiamo che  ci obbliga a guardare in alto.  Ce lo dice anche con la metrica: - mentre tutta la poesia è in endecasillabi, solo l'ultimo verso si stacca ed è ipermetro; - mentre nel resto della poesia abbiamo delle rime incrociate (A-B-B-A), l'ultimo verso (in alto levato) fa rima con il primo e con l' ultimo verso della  prima quartina (il male ho incontrato - il cavallo stramazzato). 
Forse per farci capire che qui sta la risposta:

[4]^ La risposta al male di vivere che spesso si incontra nella vita, e che ci porta a guardare in basso (il cavallo stramazzato) è proprio il cuore dell'uomo, il desiderio di bellezza, di verità, di giustizia, di felicità che abbiamo dentro di noi e che è la ragione della vita, e la speranza-certezza che una risposta c'è: basta non fermarsi al collo di bottiglia del nostro io e delle cose che possiamo avere (che ci prosciugano come la foglia riarsa) ma che guardiamo in Alto (levato): l'alterità non significa distacco ma riconoscimento: l''uomo è sempre una relazione e l'Io nasce nella scoperta di un Tu.